Quando si parla della Clone Saga, si evocano immediatamente le figure maschili che ne hanno segnato la storia: Ben Reilly, Kaine, Peter Parker, lo Sciacallo. Si dimentica quasi sempre la figura, eppure centrale, di una giovane donna dai capelli chiari, incontrata in un anonimo diner del Midwest, che ha offerto al più celebre dei cloni del Tessiragnatele la sua prima vera storia d'amore. Il suo nome di fuga era Elizabeth Tyne. Il suo vero nome è Janine Godbe. E il suo destino riassume da solo tutto ciò che la mitologia dei cloni del Tessiragnatele rende più straziante: l'idea che nessuna copia, per quanto perfetta, possa costruirsi un futuro senza che il passato venga a reclamare il suo dovuto.
Questo articolo ripercorre la traiettoria di un personaggio che non ha mai avuto una serie solista, mai una action figure, quasi mai un'attenzione editoriale, e che eppure costituisce la ferita segreta di tutta l'epopea dei cloni. Janine Godbe non è un'eroina né una villain. È ciò che la Clone Saga ha prodotto di più raro: un personaggio umano in mezzo a doppi genetici, esperimenti contorti e identità rubate. Per misurarne la portata, bisogna tornare al momento in cui Ben Reilly, errando per l'America, incrocia il suo cammino e si concede, per la prima e ultima volta, la speranza di una vita normale.
Un incontro in una città straniera
Per comprendere l'apparizione di Janine Godbe, bisogna ricollocarsi nella caotica cronologia del clone più celebre dei fumetti. Dopo gli eventi raccontati in The Lost Years, l'arco che racconta gli anni perduti del clone dimenticato, Ben Reilly fugge da New York. Rifiuta di essere Peter Parker. Rifiuta di essere il Tessiragnatele. Vuole solo esistere, in una città dove nessuno conosce il suo volto, dove nessuno sa che è uscito da una provetta dello Sciacallo. Per Ben Reilly, il cui percorso completo di clone rimane uno dei più affascinanti dell'universo Marvel, questo viaggio è prima di tutto una fuga interiore.
È a Salt Lake City che incontra Janine per la prima volta. Lavora come cameriera in un diner senza fascino, sotto il nome di Elizabeth Tyne. È discreta, quasi sbiadita, ma qualcosa nel suo sguardo cattura quello di Ben. Anche lui vive sotto una falsa identità. Anche lui nasconde ciò che è. Questa doppia clandestinità crea immediatamente tra loro una sorda intimità, come se due fuggitivi riconoscessero reciprocamente la loro paura senza bisogno di spiegarsi. Lo sceneggiatore che ha introdotto Janine, J.M. DeMatteis, giocava proprio su questa idea: una storia d'amore tra due persone che mentono sul proprio nome, ma che si dicono la verità sulla propria anima.
L'attaccamento cresce lentamente. Ben confida a Janine quella che crede essere la sua storia, tacendo i dettagli soprannaturali. Janine confida a Ben di aver perso suo padre in circostanze che non riesce a formulare. Nessuno dei due chiede all'altro l'intera storia. Questa delicatezza, questo rispetto reciproco delle zone d'ombra, è una delle più belle relazioni sentimentali mai scritte per un personaggio che gravita attorno al Tessiragnatele, paragonabile a l'influenza di Mary Jane Watson su Peter Parker o al dibattito eterno tra Gwen Stacy e Mary Jane. Janine, invece, non gioca nella stessa lega: non seduce un eroe, ama un uomo che ha fatto di tutto per non esserlo più.
Elizabeth Tyne, il nome rubato di una fuggitiva
La verità di Janine è altrettanto oscura di quella di Ben, forse ancora di più. Janine Godbe è cresciuta in una casa dove suo padre abusava di lei per anni. Una notte, in un gesto di difesa disperata, lo ha ucciso. Per sfuggire alla prigione, ha inscenato il proprio suicidio facendo credere di essersi gettata in un fiume, poi è fuggita, ha cambiato nome, ha cambiato città, ha cambiato vita. Elizabeth Tyne non esisteva prima di quell'atto. È un'identità costruita per sopravvivere, quasi come un costume, un volto sostitutivo.
Questo parallelo tra i due protagonisti è ciò che conferisce forza all'intera storia. Ben Reilly è un clone, un essere fabbricato per assomigliare a un altro. Janine è una criminale che ha fabbricato una nuova identità per non essere più se stessa. Entrambi vivono in corpi che non portano il loro vero nome. Entrambi sono stati generati dalla violenza di un uomo: per Ben, è il tormentato creatore della Clone Saga che lo ha portato al mondo in un laboratorio; per Janine, è un padre abusatore che alla fine ha eliminato. L'accostamento narrativo non è mai formulato crudamente, ma permea ogni scena in cui sono insieme.

Questo meccanismo echeggia la traiettoria di altre figure secondarie dell'universo Marvel che si ricostruiscono a colpi di false identità. Eddie Brock, nel suo tragico legame con Peter Parker, ne è un altro esempio. Ma Janine non cerca il potere. Non cerca la vendetta. Cerca solo di poter dormire una notte intera senza incubi. Questa modesta tragicità dell'obiettivo, questo rifiuto della vendetta o della redenzione eroica, la rende un personaggio profondamente a sé stante.
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Scopri →La fragilità di un amore costruito su due segreti
La coppia Ben e Janine vive per diversi mesi in una bolla tanto preziosa quanto precaria. Ben si tiene lontano da qualsiasi divisa. Rifiuta di indossare il costume. Pretende che i suoi poteri non esistano. Lavora in impieghi stagionali, dipinge un po', legge molto. Janine, lei, guadagna le sue ore al diner, risparmia, si inventa progetti di ritorno alla vita. Per la prima volta dalla sua creazione, il clone lascia intravedere l'idea che forse, solo forse, potrebbe avere diritto a un futuro personale.
Questa tregua è essenziale per comprendere l'arco morale del personaggio. Ben Reilly non è un antieroe. Non è nemmeno una semplice variante dell'eroe. Con Janine, diventa qualcosa di più raro: un uomo che ha abbandonato l'identità eroica per tornare a essere semplicemente umano. Questa postura lo avvicina a il periodo in cui Peter Parker abbandona il costume in Spider-Man No More, con la differenza che Ben non ha nemmeno avuto, lui, la possibilità di avere una vita normale precedente a cui tornare.
Il dramma è che questa parentesi si basa interamente sulla menzogna. Né Ben né Janine dicono all'altro la verità. E più il tempo passa, più ogni potenziale rivelazione minaccia di far crollare tutto. La narrazione instaura così una lenta tensione, come una corda che si tende sotto l'apparente dolcezza delle scene domestiche. Ogni colazione condivisa è una bomba a orologeria. Ogni conversazione amorosa si basa su ciò che non si osa dire. E tutta la mitologia dei cloni, in questo arco, si condensa in una semplice domanda: un essere plasmato nella menzogna può amare nella verità?
Il tradimento che spezza Ben Reilly
L'inevitabile accade. Nel corso della narrazione, Ben scopre la vera identità di Janine, così come il passato che si nasconde dietro il nome di Elizabeth Tyne. Apprende della morte del padre abusatore. Apprende della messa in scena del suicidio. Apprende che per anni è fuggita costruendosi una vita clandestina. La rivelazione lo sconvolge, non perché la giudichi, ma perché comprende brutalmente che la donna che ama porta esattamente lo stesso fardello che ha lui: quello di un essere che non ha il diritto di esistere sotto il suo vero nome. È proprio in questo momento che Ben sceglie, in piena contraddizione con la sua stessa storia, di spingerla a consegnarsi.

Questa decisione è una delle più controverse di tutta la traiettoria del clone. Ben crede, sinceramente, che Janine non potrà mai vivere una vita piena finché vivrà nascosta. Pensa che debba rendere conto per poter, in seguito, esistere veramente. Ma non si rende conto che questa esigenza morale, applicata alla vita di una donna abusata, equivale a condannarla due volte. Janine rifiuta. Fugge. Simula per la seconda volta la propria morte, questa volta facendo credere a Ben di essere annegata in un fiume, come dieci anni prima con suo padre.
Il clone si crede allora responsabile della morte dell'unica donna che lo abbia mai amato. Crolla. Questo dolore preciso è uno dei motori di tutti i suoi successivi vagabondaggi, fino al suo ritorno a New York dove indosserà il costume dello Scarlet Spider. La rabbia, la colpa, la paura dell'attaccamento: Ben Reilly porterà ormai queste ferite come un tatuaggio, esattamente come Kaine porta sul suo corpo le cicatrici della sua instabilità genetica. Janine non appare nel seguito immediato della Clone Saga. Ma il suo fantasma abita tutte le decisioni che seguiranno.
Il ritorno sconvolgente in The Clone Conspiracy
Si sarebbe potuto pensare che Janine Godbe fosse dimenticata. E invece, più di vent'anni dopo, il suo nome riappare in The Clone Conspiracy, l'arco narrativo che nel 2016 ha riportato la clonazione al centro delle vicende del Tessiragnatele. Il creatore originale l'ha clonata a sua volta. Janine, resuscitata, bussa alla porta di Ben Reilly, che nel frattempo è diventato una figura torbida, ambigua, oscillante tra redenzione e caduta. Il ritorno di Janine non è un semplice riciclo nostalgico. È un preciso colpo di coltello nella psiche del clone: la donna che credeva di aver ucciso per il suo stesso errore gli ritorna, geneticamente ricostituita, ma con la memoria completa dei loro giorni felici.
Questa resurrezione mette Ben di fronte a un dilemma insostenibile. Amare Janine clonata significa convalidare la scienza del demiurgo che lo ha creato. Significa accettare che i morti possano essere riportati in vita, e quindi accettare l'intero progetto della New U Technologies, l'azienda farmaceutica che industrializza la resurrezione. Al contrario, rifiutare Janine significa perderla una seconda volta e accettare che la sofferenza amorosa non possa essere annullata. Ben sceglie l'amore. Ed è questa scelta che lo spingerà a scivolare definitivamente nella zona grigia di cui il ritratto di Chasm, questo clone spezzato diventato uno dei nemici più inquietanti del Tessiragnatele, è l'esito contemporaneo.
Janine Godbe è, in questa nuova era, la leva emotiva attraverso cui funziona l'intera strategia del demiurgo. Senza Janine, Ben avrebbe forse resistito alla tentazione della resurrezione. Con lei, diventa uno degli eredi più attivi dello Sciacallo. Questa presa di potere narrativa è tanto più impressionante in quanto avviene senza clamore: Janine non brandisce alcuna pistola, non guida alcun esercito, non trama alcun complotto. Esiste, semplicemente. E la sua esistenza è sufficiente a far precipitare un eroe nel suo contrario.
Perché Janine è la ferita segreta della mitologia dei cloni
Quando si allinea la galleria dei personaggi della Clone Saga, il dato salta agli occhi: quasi tutti hanno un rapporto patologico con l'identità. Spidercide, il clone sperimentale più instabile del Tessiragnatele, non controlla nemmeno la coesione del suo corpo. Carrion, il macabro clone del demiurgo stesso, è in decomposizione permanente. Kaine ha un volto sfregiato. Ben Reilly oscilla tra Scarlet Spider e Chasm. Tutti gli altri sono uomini, tutti indossano costumi, tutti sono identificati dal loro grado di vicinanza a Peter Parker.
Janine sfugge a questo schema. Non è né un clone del Tessiragnatele né un clone creato per combattere. È un'umana, con una storia, dei traumi, un corpo che ha costruito lei stessa attraverso la fuga e la dissimulazione. Ed è proprio questa differenza a farne l'eccezione più preziosa di tutta la galassia dei cloni. Laddove gli altri personaggi incarnano la copia difettosa, Janine incarna l'originale ferito. La sua mitologia non parla di genetica: parla di memoria. Parla di quella parte di noi stessi che sopravvive alle cose peggiori, a condizione di poter cambiare nome.
Questa dimensione fa risuonare Janine con altre figure del Tessiragnatele che sono sopravvissute a traumi profondi. Back in Black, l'arco in cui Peter Parker abbandona la morale dopo la morte di zia May, mette in scena una rabbia simile. L'analisi della morte di zia May e della sua onda d'urto dialoga anch'essa con questo tema. Ma Janine va oltre la perdita di un caro: è sopravvissuta a un caro che la aggrediva. Questa specificità la avvicina a personaggi femminili come Spider-Gwen, la Spider-Woman che i fan adorano, che porta anche il peso di una realtà parallela violenta, ma senza superpoteri per sublimarla.
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Scopri →Una figura femminile rara nell'ecosistema del Tessiragnatele
L'universo Marvel attorno a Peter Parker conta numerose figure femminili potenti. Gwen Stacy, la cui morte rimane il momento più significativo dei fumetti, ne è l'archetipo tragico. Mary Jane Watson è l'archetipo solare. L'affresco completo su Peter Parker mostra quanto la sua psiche si sia costruita attorno a queste figure radiose. Ma Janine appartiene a un'altra famiglia: quella delle donne comuni che la finzione lascia in secondo piano, e che eppure non riesce più a dimenticare una volta che le ha inserite.
Ciò che distingue Janine è che non ha mai cercato di esistere accanto al Tessiragnatele. Non è mai stata salvata da un supereroe. Non ha mai affrontato un supercattivo. La sua lotta è interna, la sua fuga è amministrativa, il suo dolore è antecedente a qualsiasi avventura in costume. È, in un certo senso, il contro-modello dell'eroismo classico: una persona per la quale nessun mantello avrebbe potuto cambiare il passato. Questa qualità la avvicina a un'altra tradizione narrativa, quella sviluppatasi in alcuni personaggi secondari come Anya Corazon, la Spider-Girl che tesse il proprio destino, o come la figlia ipotetica di Peter in Spider-Girl, l'arco narrativo dedicato a Mayday Parker in un futuro alternativo.
Janine pone anche una questione politica implicita. Quanti personaggi femminili, nella lunga storia del Tessiragnatele, hanno avuto diritto a una traiettoria che non dipende da un eroe maschile per esistere? Molto pochi. Janine, nonostante il suo status di semplice innamorata di Ben Reilly, sfugge a questa legge: la sua storia inizia prima di incontrare Ben e continua, in filigrana, dopo la loro separazione. Ha una sua interiorità. Questa singolarità la rende un personaggio discretamente prezioso, in un genere in cui l'agency femminile rimane rara. Cindy Moon, la futura eroina Silk dello Spider-Verse, illustra la tendenza più recente a dare ai personaggi femminili un proprio arco completo.
Una lettura a specchio della mitologia clone
Il contributo di Janine alla mitologia clone si misura anche a un livello più strutturale. La sua semplice presenza rende visibile ciò che l'arco narrativo principale mascherava. La Clone Saga, nella sua forma canonica, è una storia di uomini. Uomini scienziati, uomini supereroi, uomini cattivi, uomini in costume rosso. Janine riporta una voce che mancava: quella di una persona che, come Ben, vive con un'identità fabbricata, ma che non ha mai sognato di essere un supereroe. È un testimone civile della mitologia clone, ed è in questo che la arricchisce.
Questa lettura a specchio permette anche di rivalutare il ruolo del demiurgo. La Clone Saga, che divide ancora i fan oggi, è spesso descritta come una deriva editoriale. Janine permette di riconsiderare la cosa in modo diverso: se si guarda la saga attraverso i suoi personaggi più discreti, si scopre una storia molto più commovente, molto più giusta, molto più umana della guerra delle copie sulla copertina dei numeri mensili. La migliore lettura della Clone Saga forse non è la lettura eroica. È la lettura intima. E Janine ne tiene il filo.
Per finire di misurare la scia di Janine, bisogna anche evocare la cultura popolare che attraversa in silenzio. La mappatura completa dello Spider-Verse non le dedica quasi nulla. L'enciclopedia di tutti i personaggi neanche. La sua presenza è principalmente archiviata nei forum e nei wiki specializzati. È precisamente per questa ragione che un articolo come questo è necessario: affinché Janine non resti una nota a piè di pagina, affinché prenda il suo posto nel grande puzzle. Questa tradizione di illuminare i personaggi dimenticati si unisce ad altre riesumazioni come la storia misconosciuta dei genitori di Peter Parker o il vero dettaglio della morte di zio Ben.
Leggere e collezionare questa parte dimenticata della Clone Saga
Per seguire la traiettoria di Janine, il lettore curioso può iniziare con Spider-Man: The Lost Years di J.M. DeMatteis e John Romita Jr., dove la coppia nasce, vive e si spezza. Segue poi la Clone Saga vera e propria, dove Janine è menzionata ma poco sfruttata. Il forte ritorno si colloca nella trilogia di Dan Slott dedicata a Clone Conspiracy nel 2016-2017. Per gli amanti della continuità parallela, alcuni numeri di Ben Reilly: Scarlet Spider e di The Spectacular Spider-Men prolungano il filo con piccoli tocchi. L'arco narrativo Spider-Man Redemption dedicato all'ultima speranza di Kaine dialoga indirettamente con queste questioni di redenzione. Per approfondire l'argomento, vedi anche Spider-Boy (Bailey Briggs): il clone cancellato che nessuno ricordava di aver conosciuto.
L'estetica della coppia Ben e Janine ha ispirato pochi oggetti derivati. È uno dei paradossi dei personaggi discreti: li amiamo, ma non li trasformiamo in figurine. Per chi volesse comunque estendere questo universo, le collezioni cosplay del Tessiragnatele propongono le varianti Scarlet Spider di Ben Reilly, e i LEGO dedicati al Tessiragnatele permettono di ricostruire i luoghi iconici dove si è svolta la Clone Saga. Per gli amanti degli oggetti quotidiani da indossare ogni giorno, la collezione ufficiale di maschere e i lanciaragnatele conservano il ricordo dei tempi in cui Ben indossava la sua uniforme.
Per quanto riguarda la lettura meta, due pagine di approfondimento forniscono un utile quadro di riferimento. La saga completa degli archi narrativi del Tessiragnatele permette di collocare la Clone Saga nella cronologia generale, e la guida completa dei cattivi emblematici fornisce un contesto prezioso per capire come il demiurgo della Clone Saga si inserisca nella galleria dei grandi nemici. Janine non compare in nessuna delle due. È tutto il suo paradosso: è centrale per la sua portata emotiva, e invisibile per la sua posizione strutturale.
L'ombra tenace di una semplice innamorata
La storia delle grandi narrazioni supereroistiche è fatta di eroi e cattivi, di costumi e origini, di poteri e abilità. E poi, a volte, alla periferia di questa meccanica, una persona ordinaria entra nella storia e si rifiuta di uscirne. Janine Godbe è una di queste persone. Non salva il mondo. Non lo distrugge neanche. Ama un uomo che non dovrebbe esistere, e questo amore da solo basta a perturbare per tre decenni una delle saghe più tortuose della mitologia Marvel.
Si può leggere la Clone Saga senza di lei. Ma una volta che l'hai scoperta, non puoi più rileggerla senza cercarla. La sua silhouette, il suo dolce accento, il suo nome rubato, la sua paura permanente di essere smascherata: tutto questo emerge in ogni pagina dedicata a Ben Reilly, come un basso continuo che colora l'insieme. Lei è la ferita segreta, il nodo che gli sceneggiatori lasciano volontariamente aperto, il promemoria che anche il clone più completo del Tessiragnatele non è nulla senza una donna pronta ad accettarlo nella sua doppia clandestinità. E finché Ben Reilly continuerà ad apparire da qualche parte nell'ecosistema Marvel, Janine Godbe si aggirerà, in filigrana, vicino al suo cuore. Per approfondire e abbracciare l'intera cinematografia dell'eroe, si può consultare l'affresco completo dei film, costumi e versioni del Tessiragnatele, che illumina il contesto culturale in cui la Clone Saga si è diffusa ben oltre i fumetti.
